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Eredità con debiti: come funziona l'accettazione con beneficio d'inventario

Pubblicato il A cura di Redazione NotaiOnline

Ereditare significa subentrare in tutto: i beni, ma anche i debiti. È la paura più diffusa di chi riceve una chiamata all'eredità e non conosce davvero cosa nasconde il patrimonio del defunto. La legge offre una via di mezzo tra accettare al buio e rinunciare a tutto, e si chiama accettazione con beneficio d'inventario.

Chi accetta in modo puro e semplice confonde il proprio patrimonio con quello del defunto, e dei debiti ereditari finisce per rispondere anche con i beni personali, senza alcun limite. Con il beneficio d'inventario i due patrimoni restano separati. È la differenza tra rischiare la propria casa e rischiare soltanto quello che si è ricevuto.

Cosa cambia davvero

L'effetto è scritto nell'art. 490 c.c.: l'erede beneficiato risponde dei debiti e dei legati soltanto entro il valore dei beni ricevuti, quello che i giuristi chiamano intra vires hereditatis. Un esempio rende l'idea. Se il defunto lascia un appartamento da 150.000 € e debiti per 200.000 €, l'erede non mette mai mano al proprio conto corrente: i creditori si soddisfano sul valore ereditario, e oltre quella soglia non possono andare.

La separazione protegge anche nella direzione opposta. I creditori personali dell'erede non aggrediscono i beni della successione finché non sono stati pagati i creditori del defunto e i legatari. Due masse distinte, due ordini di priorità.

I termini, dove quasi tutti sbagliano

Il punto critico non è la convenienza. Sono le scadenze. La dichiarazione di accettazione beneficiata si rende davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione (art. 484 c.c.), e viene poi inserita nel registro delle successioni.

Chi è già nel possesso dei beni ereditari ha tempi stretti: deve redigere l'inventario entro tre mesi dall'apertura della successione (art. 485 c.c.), termine che il giudice può prorogare. Lo lascia scadere senza inventario? La legge lo considera erede puro e semplice, e il beneficio svanisce. Fatto l'inventario, se non ha ancora deciso restano quaranta giorni per deliberare tra beneficio e rinuncia.

Chi non possiede i beni ha più respiro: può presentare la dichiarazione finché il diritto di accettare non si prescrive, cioè entro dieci anni dall'apertura della successione. Anche in questo caso, però, una volta dichiarata l'accettazione l'inventario va comunque redatto nei termini di legge, altrimenti il beneficio decade.

Quando il beneficio si perde, e per chi è obbligatorio

Il beneficio non è acquisito una volta per tutte. Si decade se l'erede vende o ipoteca i beni ereditari senza l'autorizzazione del giudice (art. 493 c.c.), oppure se in malafede omette beni nell'inventario o vi denuncia passività inesistenti (art. 494 c.c.). In entrambi i casi si torna a rispondere dei debiti senza limiti, ed è proprio l'errore che vanifica anni di prudenza.

Per alcuni soggetti, infine, l'accettazione beneficiata non è una scelta ma un obbligo. Le eredità devolute ai minori e agli incapaci si accettano esclusivamente col beneficio d'inventario (art. 471 c.c.): un genitore che accetta per il figlio minore in forma diversa compie un atto che non regge, e gli serve comunque l'autorizzazione del giudice tutelare.

Beneficio d'inventario o rinuncia?

La scelta dipende da cosa pesa di più. Se il passivo è certo e supera il valore dei beni, la rinuncia all'eredità spesso conviene di più, perché evita anche i costi dell'inventario. Se invece il patrimonio è in attivo, o semplicemente non si conosce con certezza l'entità dei debiti, il beneficio d'inventario protegge senza costringere a rinunciare a un'eredità magari positiva. Nel dubbio, di solito, è la scelta più prudente.

Sul piano dei costi l'accettazione beneficiata pesa più di una rinuncia. L'atto sconta l'imposta di registro in misura fissa, 200 €, più i bolli; a questo si aggiunge l'onorario per l'inventario, che cresce con la consistenza del patrimonio da descrivere. Resta comunque una frazione del rischio che si evita. Le imposte della successione vera e propria sono un altro capitolo: una stima si ottiene dal calcolatore di successione, gli adempimenti dalla guida sulla dichiarazione di successione.

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