Due situazioni diverse finiscono spesso confuse sotto la stessa domanda: "nessuno accetta l'eredità, e adesso?". Una è l'eredità giacente. L'altra è il coerede che esiste ma non si trova. Le soluzioni non coincidono.
Quando l'eredità è giacente
L'eredità si dice giacente quando chi è chiamato a riceverla non l'ha ancora accettata e non è nel possesso dei beni. In quel vuoto il patrimonio del defunto resta senza un titolare che lo gestisca. La legge interviene così: il tribunale del luogo in cui si è aperta la successione nomina un curatore dell'eredità (art. 528 c.c.), su istanza di chi ha interesse, come un creditore del defunto, oppure d'ufficio.
Per la nomina non serve la certezza che un erede esista. Basta che si ignori se il defunto abbia eredi e se siano in vita. È proprio l'incertezza a giustificare la curatela.
Cosa fa il curatore e quando finisce
Il curatore non eredita nulla. Amministra. Redige l'inventario dei beni, gestisce il patrimonio con la diligenza richiesta, riscuote i crediti e paga i debiti ereditari, chiedendo l'autorizzazione del giudice per gli atti più rilevanti come la vendita di un immobile. Tiene la contabilità e rende conto del suo operato.
La curatela non dura per sempre. Cessa quando l'eredità viene accettata da un erede (art. 532 c.c.), che da quel momento subentra nella gestione. Se nessuno accetta e si arriva alla prescrizione del diritto, il patrimonio segue le regole sull'eredità vacante.
Il coerede irreperibile è un altro problema
Capita più spesso questo: gli eredi sono noti, ma uno di loro è sparito da anni e senza la sua firma non si vende né si divide. Qui non c'è giacenza, perché un chiamato c'è e magari ha pure accettato.
La via dipende da quanto è grave l'irreperibilità. Per chi è scomparso dal suo ultimo domicilio senza più notizie, il tribunale può nominare un curatore che ne rappresenti gli interessi (art. 48 c.c.); dopo due anni si apre la strada della dichiarazione di assenza (art. 49 c.c.). Quando invece il coerede è solo poco collaborativo, la soluzione passa dalla divisione, che ciascun erede può sempre chiedere anche contro la volontà degli altri: il dettaglio è nella guida sulla divisione dei beni ereditari.
Cosa serve in pratica
Per la nomina del curatore si presenta un'istanza al tribunale competente, con i dati del defunto e la prova della chiamata all'eredità rimasta senza risposta. I tempi dipendono dal carico dell'ufficio e dalla complessità del patrimonio. Chi è chiamato e vuole invece chiudere la propria posizione, senza restare in mezzo, ha due strade pulite: la rinuncia all'eredità o l'accettazione con beneficio d'inventario se teme debiti.