Cosa cambia con la trasformazione, e cosa no
Trasformare una società significa cambiarle la forma, non crearne una nuova. Lo dice l'art. 2498 c.c.: l'ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti, anche processuali, di quello di partenza. Contratti, dipendenti, crediti e debiti restano dove sono.
L'operazione passa sempre dal notaio. La delibera modifica l'atto costitutivo, quindi il verbale è notarile (art. 2480 c.c. per la SRL, art. 2375 c.c. per l'assemblea straordinaria della SPA), e la trasformazione in SPA o in SRL deve risultare da atto pubblico con le indicazioni richieste per costituire il nuovo tipo (art. 2500 c.c.). Produce effetto dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari al Registro Imprese.
Le strade sono tre, e le regole cambiano parecchio dall'una all'altra.
Fra società di capitali: da SRL a SPA e ritorno
Il caso tipico è una SRL cresciuta che vuole emettere azioni o prepararsi a investitori esterni. La delibera è una modifica dell'atto costitutivo e passa con il voto dei soci che rappresentano almeno metà del capitale (art. 2479-bis c.c.). Il capitale della SPA non può essere inferiore a 50.000 € (art. 2327 c.c.): se quello della SRL è più basso, si delibera un aumento, anche nella stessa assemblea.
Serve una perizia? La legge non la chiede nel passaggio fra società di capitali. La relazione di stima è prevista dall'art. 2500-ter c.c. per le società di persone che diventano di capitali, e la massima n. 77 del Consiglio notarile di Milano ne ricava che la trasformazione di una SRL in SPA non la richiede nemmeno quando il capitale era stato formato con conferimenti in natura. Se nella stessa seduta si aumenta il capitale conferendo beni, per quell'aumento vale la stima dell'art. 2465 c.c., cioè la relazione giurata di un revisore legale o di una società di revisione che presenta chi conferisce i beni.
Il percorso inverso, da SPA a SRL, si delibera con le maggioranze dell'assemblea straordinaria. Chi lo sceglie cerca di solito regole più snelle: nella SRL l'organo di controllo o il revisore diventano obbligatori solo in casi definiti, il più comune dei quali è il superamento per due esercizi consecutivi di almeno una soglia fra 4 milioni di attivo, 4 milioni di ricavi e 20 dipendenti (art. 2477 c.c.).
In entrambe le direzioni il socio che non ha concorso alla delibera può recedere: art. 2437, comma 1, lett. b, c.c. se la società è una SPA, art. 2473 c.c. se è una SRL. La partecipazione si liquida con i criteri del tipo di partenza: consistenza patrimoniale, prospettive reddituali ed eventuale valore di mercato per le azioni (art. 2437-ter c.c.), valore di mercato al momento del recesso per le quote di SRL.
Da SNC o SAS a SRL, e le trasformazioni eterogenee
Una società di persone che diventa SRL lo fa, di solito, per avere la responsabilità limitata. Salvo diversa previsione del contratto sociale basta la maggioranza dei soci calcolata sulla parte di ciascuno negli utili, e chi non ha concorso può recedere (art. 2500-ter c.c.). Qui la stima è obbligatoria: il capitale della SRL si determina sui valori attuali dell'attivo e del passivo, con una relazione redatta secondo l'art. 2465 c.c. La responsabilità illimitata per i debiti sorti prima non sparisce con il cambio di forma. Resta, salvo che i creditori abbiano acconsentito, e il consenso si presume se, informati con raccomandata o altro mezzo che provi il ricevimento, non lo negano entro 60 giorni (art. 2500-quinquies c.c.). Per il confronto fra le forme di partenza c'è la guida ai costi di costituzione di SNC e SAS.
La trasformazione eterogenea cambia invece la natura dell'ente. Una società di capitali può diventare consorzio, società consortile, cooperativa, comunione d'azienda, associazione non riconosciuta o fondazione, con il voto favorevole dei due terzi degli aventi diritto e comunque con il consenso dei soci che assumono responsabilità illimitata (art. 2500-septies c.c.). Il cammino inverso, da consorzi, società consortili, comunioni d'azienda, associazioni riconosciute e fondazioni verso una società di capitali, è regolato dall'art. 2500-octies c.c., con quorum propri per ciascun ente (all'unanimità, per esempio, nella comunione d'azienda); per la cooperativa non a mutualità prevalente che diventa società lucrativa vale invece l'art. 2545-decies c.c.
Qui entrano in gioco i creditori. La trasformazione eterogenea ha effetto solo dopo 60 giorni dall'ultimo adempimento pubblicitario, salvo che consti il loro consenso o il pagamento di chi non l'ha dato, e in quel termine possono fare opposizione (art. 2500-novies c.c.). Il tribunale può comunque autorizzare l'operazione se ritiene infondato il pericolo di pregiudizio o se la società presta idonea garanzia (art. 2445 c.c., ultimo comma). Fra SRL e SPA nessuna di queste regole si applica.
Atto, imposte e costi
Quando a trasformarsi è una società di capitali, il notaio che ha verbalizzato la delibera ne chiede l'iscrizione al Registro Imprese entro 30 giorni, dopo averne verificato le condizioni di legge, e la delibera non produce effetti prima dell'iscrizione (art. 2436 c.c.).
Sul piano delle imposte sui redditi la trasformazione fra società non è un realizzo: niente plusvalenze né minusvalenze tassate (art. 170 TUIR, D.P.R. 917/1986). Quando una società di capitali diventa società di persone, però, le riserve formate prima, escluse quelle di capitale (art. 47, comma 5, TUIR), vengono tassate in capo ai soci quando sono distribuite o usate per scopi diversi dalla copertura di perdite, oppure già nel periodo d'imposta successivo se non restano iscritte in bilancio con l'indicazione della loro origine (art. 170, comma 4). E c'è un caso in cui il realizzo scatta davvero: se una società di capitali diventa un ente non commerciale, i beni si considerano realizzati al valore normale, salvo quelli che confluiscono nella sua azienda (art. 171 TUIR).
Fra società le imposte d'atto sono fisse. Il registro è di 200 €, perché la tariffa comprende le trasformazioni fra le «altre modifiche statutarie» (Tariffa parte I, art. 4, lett. c, D.P.R. 131/1986), e il bollo sugli atti propri delle società trasmessi per via telematica è di 156 € (Tariffa, art. 1, comma 1-bis.1, n. 1, D.P.R. 642/1972). A questi si sommano i diritti di segreteria camerali e la tassa d'archivio notarile.
L'onorario è libero e si concorda con lo studio: conviene chiedere un preventivo scritto. Il calcolatore non ha una voce dedicata alla trasformazione. La più vicina è la modifica dello statuto, che stima 1.431,10-2.895,10 € in versione standard e 1.723,90-3.627,10 € in versione complessa, tutto compreso: registro, bollo, 90 € di diritti di segreteria, onorario, IVA e 9,10 € di tassa d'archivio, che è la misura fissa delle delibere senza un valore. Per una trasformazione il D.M. 265/2012 (Tabella B) calcola invece la tassa sul capitale della società: 27,50 € fino a 37.000 €, 32,00 € con un capitale di 50.000 €, e cresce con il capitale. Una trasformazione riscrive l'intero statuto, quindi è sensato partire dalla seconda. La relazione di stima, quando serve, è un compenso a parte del revisore e dipende dal patrimonio da valutare.
Per modifiche meno radicali, come statuto, capitale, sede o verbali, il percorso degli atti societari aiuta a capire quale atto serve prima di chiedere il preventivo.